«Amare troppo vuol dire non amare affatto.» In Donne che amano troppo Robin Norwood ci fa riflettere sulla differenza tra amore e dipendenza affettiva.
L’amore è un’emozione complessa, che può portare gioia e benessere, ma anche dolore e sofferenza. Quando l’amore si trasforma in dipendenza affettiva, può avere conseguenze negative sulla salute mentale e fisica. Come riconoscere i segnali e chiedere aiuto?
L’amore e il non amore
Uno studio pubblicato su Psychophysiology ha notato come la pressione arteriosa, e dunque lo stress, diminuisca notevolmente pensando all’innamorato, andando a confermare gli studi che riportano l’associazione tra un buon stato di salute mentale e una buona relazione affettiva.
Quando pensiamo all’amore ci riferiamo a qualcosa di magico, che dovremmo desiderare e ottenere, ma raramente ci viene detto che per amare l’altro è necessario saper amare anche se stessi. Probabilmente se migliorassimo la capacità di essere gentili e amorevoli con noi stessi potremmo riconoscere più velocemente i segnali di non amore.
Quando l’amore non è amore?
Capita spesso di sentire storie di amici, o di vedere film, in cui prevalgono dinamiche relazionali disfunzionali e manipolatorie. Nel mio studio è molto frequente vedere una dei due partner coinvolto nel rapporto quasi da essere ossessionato dall’altro, con la continua presenza nella relazione di litigi, ansia e sofferenza.
Non è sempre facile accorgersi che in questi casi «amare troppo vuol dire non amare affatto» (Robin Norwood). Pensare di dover compiere gesti estremi per ottenere la vicinanza di una persona e credere che senza amore non si possa vivere non significa amare. Gli innamorati sperimentano un desiderio intenso della persona amata e sviluppano tolleranza: cercano, infatti, di interagire sempre di più con l’amato e più frequentemente. Se l’amato rompe la relazione sperimentano i sintomi comuni dell’astinenza, inclusi insonnia, ansia, mancanza di appetito o binge eating, irritabilità.
In questi casi la relazione diventa una sorta di droga, che nuoce all’individuo, ma di cui non può fare a meno. Si dice che l’amore “rende ciechi”: nelle prime fasi dell’innamoramento i difetti del partner non vengono visti, tutto sembra perfetto, ma poi finita questa fase si dovrebbe riuscire a vedere il partner con i pregi e i difetti.
Amore o dipendenza?
Vi è una sorta di sovrapposizione a livello neurobiologico e comportamentale tra amore e dipendenza. Da questo punto di vista, Fischer propone un approccio per cui l’amore dovrebbe essere trattato come una dipendenza: positiva, quando il sentimento è reciproco e maturo; negativa quando i sentimenti sono inappropriati, tossici e non reciproci.
Quando l’amore può diventare tossico?
Quando si arriva ad un punto in cui il desiderio diventa un bisogno compulsivo, quando il piacere è sostituito dalla sofferenza, e quando la persona persiste nella relazione nonostante le conseguenze negative come l’umiliazione e la vergogna siamo in presenza del “non amore”.
Se all’inizio di una relazione l’ansia, l’ossessione e il bisogno fisico dell’altra persona sono risposte comuni, quando iniziano ad essere protratte per periodi di tempo troppo lunghi e coinvolgono anche reazioni emozionali eccessive, potrebbero nascondere la presenza di un problema: Love Addiction, ossia dipendenza affettiva.
Come prevenire?
Un elemento centrale della prevenzione, in ogni ambito, è l’informazione a partire dall’adolescenza, per essere consapevoli dei fenomeni normali dell’esperienza sentimentale e delle sue manifestazioni patologiche, per riconoscere meglio le situazioni di rischio, perché il Love Addiction può costituirsi come un antecedente dei crimini d’amore e dello stalking (fenomeni gravi e diffusi).
Cosa posso fare riconoscere che hai un problema di dipendenza affettiva?
I tuoi pensieri rispetto al tuo partner indicano la presenza di distorsioni cognitive? Come ad esempio: Senza quel partner non posso vivere? Non riesco ad affrontare la vita senza di lui/lei? Lui/lei è la mia vita!
Un amore che non le permette di coinvolgersi in altre attività di valore, come lo sport, le relazioni sociali, che la spinge al limite, non è amore. Di questo sarebbe importante avere più consapevolezza, ma soprattutto anche se non hai la forza per uscire dalla tua gabbia, affidati ad un professionista che possa accompagnarti verso la libertà e il tuo benessere personale.
Bibliografia: Galimberti U. Nuovo dizionario di psicologia. Psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze (2018, Feltrinelli). Guerreschi C. La dipendenza affettiva. Ma si può morire anche d’amore? (2018, Franco Angeli). Norwood R. Donne che amano troppo (2019, Feltrinelli).
Sabrina Germi
www.psicologa-sabrinagermi.it
In alto: foto di Anna Shvets su Pexels
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